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JR: «Porto a Firenze la ferita del Covid sull’arte, breccia per vedere oltre»

JR: «Porto a Firenze la ferita del Covid sull’arte, breccia per vedere oltre»

Testo di FRANCESCA PINI – Foto di JR e ELA BIALKOWSKA

«È stata la pubblicità a spingermi a riprendere possesso dei muri delle città. La nuova installazione fiorentina l’ho studiata in modo che possa essere condivisa il più possibile dai cellulari»

TESTO DI FRANCESCA PINI – FOTO DI JR E ELA BIALKOWSKA

Mai accettare caramelle dagli sconosciuti, regola d’oro. Ma davanti a una gelée al lampone, che gli offro via Zoom nel nostro incontro, JR si scioglie. «J’adore». E gli ricorda quando, dodicenne, andava al mercato rionale al mattino presto a scaricare i camion degli ambulanti e veniva ricompensato con le caramelle. JR scherza appeso ad una delle catene di Palazzo Strozzi, a Firenze. Forse da lì viene questa sua propensione a lavorare insieme alle persone e per le persone, ma ora, non più ragazzino della banlieue parigina (che sognava una moto, tanto da comprarsene ora una da baby motociclista – che considera alla stregua di un’opera d’arte – oltre a quella per fare motocross), lo fa nell’arte. «Scaricavo un centinaio di scatole di bonbon da aprire sul banco, poi sono passato alle verdure, e ai vestiti. Ritornavo nel pomeriggio per caricare di nuovo tutto sui furgoni », dice l’artista da tempo una star internazionale.  «Sono cresciuto in mezzo alla comunità, quella del mio quartiere (giocavo per strada), del mio condominio, in mezzo agli altri. Mi viene naturale. Accudito dalle nonne che stavano a casa, mentre i miei genitori lavoravano».

«Nel mio edificio c’era anche un’anziana signora che doveva sorvegliarci, ma in realtà eravamo noi ragazzi ad occuparci di lei. I miei genitori sono immigrati della Tunisia, ma io sono nato in Francia. Vengo da una famiglia semplice, non sapevo cosa fosse l’arte, chi fossero Warhol o Cartier-Bresson»unità, quella del mio quartiere (giocavo per strada), del mio condominio, in mezzo agli altri. Mi viene naturale. Accudito dalle nonne che stavano a casa, «Vengo da una famiglia semplice, non sapevo cosa fosse l’arte, chi fossero Warhol o Cartier-Bresson»JR

Gli anni del grande exploit

Negli anni 2000, il grande exploit, con i ritratti-poster incollati sui muri. E ora che le sue monumentali opere di public art sono note nel mondo, su invito della Fondazione Palazzo Strozzi e del suo direttore generale Arturo Galansino, arriva per aprire una breccia nel bugnato del quattrocentesco palazzo fiorentino. Una ferita-feritoia, che ci fa intravvedere all’interno del suo trompe-l’œil le opere più note del Rinascimento, da Botticelli al Ratto delle Sabine del Giambologna. Da che il Covid ha infierito sui musei sbarrandoli per molti mesi come purtroppo è avvenuto ancora adesso, Galansino ha pensato di invertire il problema rendendo fruibile l’arte da fuori, dapprima con l’installazione di Marinella Senatore e oggi con quella di JR, dal titolo La Ferita. Che appunto squarcia il palazzo, come spesso accade nelle guerre. Di per sé uno scrigno della cultura essendovi al suo interno anche l’importante biblioteca dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento (che in questa illusione ottica appare come divelta) e il Gabinetto G.P. Vieusseux. « Una Firenze snaturata dalla mancanza di pubblico internazionale, una distruzione metaforica del mondo dell’arte, delle mostre, della ricerca» dice Galansino «un trauma reale con un’immagine illusionistica, potente». Ma cos’è per JR una città? «Un incredibile terreno di gioco, oltre che un posto per vivere ». Nel 2016, la facciata di Palazzo Strozzi era stata teatro dell’installazione di Ai Weiwei con i gommoni, e ora è il suo turno. «Sono onorato! Che i musei aprano o no, questo è un invito ad entrare dentro pur rimanendo fuori. Questa mia installazione la si vede meglio quando la si fotografa. L’anamorfosi si vede bene solo da un punto di vista specifico, e l’ho studiato in modo che questa immagine possa essere condivisa il più possibile dai cellulari». (nella foto, Berlino, installazione di JR alla Porta di Brandeburgo nel 2018)

Il fine ultimo non è il collage

La prospettiva è stata la grande invenzione del Rinascimento con Leon Battista Alberti, come oggi lo è il 3D. «Nel mio lavoro la prospettiva è tutto. Venti anni fa, con i miei progetti in Israele e Palestina o nella banlieue parigina, volevo mostrare un altro punto di vista, che non fosse quello dei media. Il fine ultimo non era il collage, ma piuttosto il punto di vista della persona e del luogo dove s’incollava la sua foto». Il ritratto, dunque. Esaltato nel Rinascimento. Attraverso il dipinto, il soggetto affermava il proprio potere. Mentre nella pratica artistica di JR questo genere corrisponde piuttosto all’affermazione della dignità dell’individuo. (continua a leggere dopo la fotogallery)

  • PARTICOLARE DEL GIGANTESCO TROMPE L’OEIL LA FERITA SULLA FACCIATA DEL QUATTROCENTESCO PALAZZO STROZZI: L’OPERA DI JR È STATA ALLESTITA NELLA TERZA SETTIMANA DI MARZO 2021 (FOTO IMAGOECONOMICA)
  • IL GRANDE TROMPE L’OEIL LA FERITA SULLA FACCIATA DEL QUATTROCENTESCO PALAZZO STROZZI: L’OPERA DI JR È STATA ALLESTITA NELLA TERZA SETTIMANA DI MARZO 2021 (FOTO IMAGOECONOMICA)
  • FIORENTINI AMMIRANO IL TROMPE L’OEIL DI LA FERITA SULLA FACCIATA DEL QUATTROCENTESCO PALAZZO STROZZI: L’OPERA DI JR È STATA ALLESTITA NELLA TERZA SETTIMANA DI MARZO 2021 (FOTO ALESSANDRO GRASSI)
  • PARTICOLARE DEI LAVORI PER L’INSTALLAZIONE DI JR A FIRENZE
  • LA FACCIATA DEL QUATTROCENTESCO PALAZZO STROZZI IN ALLESTIMENTO (TUTTE LE FOTO CHE SEGUONO SONO DI MARTINO MARGHERI PER JR, PALAZZO STROZZI, MARZO 2021)
  • IL GIGANTESCO TROMPE L’OEIL DI LA FERITA STA PRENDENDO FORMA
  • IL DISEGNO TECNICO DELLA GIGANTOGRAFIA
  • LA FACCIATA DEL PALAZZO FIORENTINO MISURA IN TOTALE 1200 QUADRATI
  • JR HA COSTRUITO UNA CONTROFACCIATA AUTOPORTANTE CHE REGGE L’OPERA
  • L’OPERA COPRE 300 METRI QUADRATI
  • PALAZZO STROZZI È ALTO 33 METRI
  • L’INSTALLAZIONE È ALTA 28 METRI E LARGA 33
  • AL LAVORO C’È UNA SQUADRA DI 11 OPERAI
  • L’OPERA LA FERITA È STATA PROGETTATA DA JR IN SOLI DUE MESI
  • L’ILLUSIONE OTTICA DELLA BRECCIA NEL MURO COMINCIA AD ESSERE VISIBILE

«Il ritratto esiste, con la sua forza intrinseca, perché incollato in strada. E solo nel confronto con il passante esso prende senso. Quando fotografo la persona questa diventa attrice della propria immagine, non cerco la bellezza o l’espressività, ma la sua dignità. Naturalmente le persone firmano una liberatoria, non sempre si rendono conto che appariranno in formato gigante sui muri della loro città e che poi dovranno dare delle spiegazioni, raccontarsi». (nella foto, lo street artist JR cammina con Robert de Niro su una delle sue installazioni). «Nel mio lavoro la prospettiva è tutto. Venti anni fa, con i miei progetti in Israele e Palestina o nella banlieue parigina, volevo mostrare un altro punto di vista, che non fosse quello dei media»

Speranza di risorgere dalle nostre ceneri

Rinascimento, parola che evoca rinascenza, speranza di tutti per risorgere dalle nostre ceneri. «Per fare quest’opera mi sono ispirato a Hubert Robert che dipinse il Louvre in rovina, ma anche a Piranesi. Noi stessi dobbiamo oggi rinascere, reinventarci. Ma è difficile perché vorremmo tornare alla vita di prima. Ciò che più mi affascina della mia libertà d’artista è rimettere tutto in questione». Presenza delle rovine come un transfert del momento rovinoso che stiamo vivendo.

«Quella spaccatura nella facciata certamente fa pensare a una piaga aperta, al contesto attuale. Alla cultura in grave difficoltà. Essendo per natura un combattente, vedo quest’opera come una sfida. All’inizio del Covid direi che ho creato più dell’abituale, certamente non ho più potuto viaggiare, ma poi ho potuto fare molto grazie alla mia pratica, lavorando da remoto con le persone, con le comunità. Ho festeggiato il decennale del progetto Inside-Out, con il quale invio i poster da incollare alle persone, che poi così realizzano il proprio progetto ».

Da Lascaux in poi, i muri sono stati usati per dipingere una narrazione, quindi JR è perfettamente in linea con la storia dell’arte. «L’impronta della mano che si trova a Lascaux è come una firma. Quando salgo sui monumenti di Parigi, come ad esempio recentemente sulla colonna della Bastiglia, noto che le persone hanno inciso il proprio nome e una data per dire “a mio ricordo perenne”. Per lasciare un segno sapendo che siamo destinati a diventare polvere. Più vado nel retro dei monumenti, nei tunnel del metrò, più mi accorgo di queste tracce. Ed è così in tutto il mondo. Da quello che ha fatto le capriate di un edificio, a un altro che ha lasciato un segno inciso sulla campana… «Prima, con social e viaggi si aveva l’impressione occorresse andare all’altro capo del mondo per aiutare qualcuno. Oggi ci rendiamo conto della necessità di occuparci del nostro vicino, quello che incontriamo tutti i giorni»

Il valore degli occhi nell’era della pandemia

Ora che la pandemia ci costringe ad indossare una mascherina, gli occhi giocano un ruolo primario, come indovinare i volti e soprattutto le espressioni degli altri, lei che ha realizzato molti lavori proprio fotografando visi ma soprattutto gli occhi ? « Mi sono sempre basato sullo sguardo, per molte ragioni. È sempre l’architettura a dettare il modo come incollo un’immagine. Inizialmente mi sono concentrato sugli occhi perché l’architettura dove incollavo era molto orizzontale. Lo sguardo rappresenta la persona, molto più di un’impronta digitale. Tutti ci si ritrova in uno sguardo che è, come si dice, la finestra dell’anima. È molto frustrante non vedere le espressioni, perdere d’un colpo una parte del viso, e lo dico io che porto gli occhiali da sole. C’è anche chi ha tentato di mettersi delle mascherine trasparenti ma non si può certo vivere come dentro bolle di plastica. ma per questo problema non ho ancora nessuna soluzione». (nella foto, il gigantesco bambino Kikito che guarda oltre il Muro tra Messico e Usa voluto da Donald Trump è l’installazione realizzata da JR a Tecate nel 2017)

Tutti noi soffriamo le restrizioni dovute al Covid, che incidono anche sulle nostre libertà personali. E per JR non dev’essere stato facile uniformarsi ai divieti. «Generalmente non rispetto molto le regole ed è ciò che ha contraddistinto il mio percorso, ma in ambiti che conosco poco, come appunto quello della salute, certo che sì, trattandosi della sicurezza dei propri cari, del prossimo, delle persone che incontri. Curiosamente, nella maggior parte dei posti diciamo “pericolosi”, dove sono stato con la mia équipe, ho sempre lasciato a ciascuno libera scelta se rispettare o no le regole dovendo affrontare dei rischi, che mettevano in pericolo la nostra vita».

«Alcuni hanno preferito evitarli quando abbiamo lavorato nelle favelas in Brasile, dov’era rischioso. Adesso noi siamo in un contesto inedito, mai avrei pensato – come tutti del resto – che ci sarebbero stati questi vincoli alla salute. Ma piuttosto che considerare queste regole come un freno, con esse si può giocare, e con l’arte si può fare molto in un momento come questo». (continua a leggere dopo il video con l’intervento di Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, che ha fortemente voluto l’installazione di JR a Firenze)»

Di JR è nota la grande empatia, e oggi con il distanziamento sociale è più difficile conservare lo slancio per l’altro. «Prima, con i social, i viaggi, si aveva l’impressione che occorresse andare all’altro capo del mondo per aiutare qualcuno, ma adesso ci rendiamo conto della necessità di occuparci del nostro vicino, di quello che incontriamo tutti i giorni. E forse è proprio questo contatto umano che si rinnoverà. Soprattutto nelle grandi città eravamo interconnessi con persone lontane. Forse il fatto di non viaggiare più ad oltranza ci farà rimettere al centro una vita di comunità, ciò che si può fare attorno a sé, io stesso sono stato molto tempo a Parigi». (nella foto, un’installazione di JR ad Ellis Island, New York, nel 2014)

«Forse il fatto di non viaggiare più ad oltranza ci farà rimettere al centro una vita di comunità, ciò che si può fare attorno a sé, io stesso sono stato molto tempo a Parigi»

Dai refettori alle favelas, progetti sociali

L’artista sostiene anche i progetti sociali del refettorio nella cripta della chiesa della Madeleine a Parigi e di Casa Amarela, una scuola nella favela Morro da Providencia di Rio. E con questo Covid i fragili sono diventati ancora più fragili. «È molto importante proseguire nella creazione di questa catena umana di aiuto. Stiamo finalizzando diverse altre iniziative tra cui una a Montfermeil (dove ho abitato), all’interno della scuola Kourtrajmé è stata creata una sezione Arts et Images. In Brasile quella scuola esiste da 11 anni, e un bambino che oggi ha 18 anni si rende conto molto bene quale impatto abbia avuto l’arte sulla sua città e sulla sua comunità». (continua a leggere dopo la fotogallery)

  • C’È UNA SORTA DI SQUARCIO SULLA FACCIATA DI PALAZZO STROZZI: È L’INSTALLAZIONE “LA FERITA” DELL’ARTISTA JR, ALIAS JEAN RENÉ, UNO DEI PIÙ NOTI E QUOTATI FOTOGRAFI E ARTISTI DEL MOMENTO. L’OPERA A FIRENZE PROPONE UNA RIFLESSIONE SULL’ACCESSIBILITÀ AI LUOGHI DELLA CULTURA NELL’EPOCA DEL COVID (AFP)
  • LA NUOVA OPERA SITE SPECIFIC INTITOLATA “LA FERITA”, ALTA 28 METRI E LARGA 33, APRE ALLA VISIONE DI UN INTERNO REALE E IMMAGINATO ALLO STESSO TEMPO (ANSA)
  • EX RAGAZZO DI BANLIEUE (HA VISSUTO A MONTFERMEIL, UN SOBBORGO DI PARIGI), FIGLIO DA GENITORI TUNISINI, JR SI È IMPOSTO PRESTO NEL MONDO DELL’ARTE PER LA CARICA DIROMPENTE DEL SUO STILE DI ARTE PUBBLICA, SEMPRE SITE-SPECIFIC. COME QUANDO HA «FATTO SPARIRE» LA PIRAMIDE DEL LOUVRE
  • L’ARTISTA JR DAVANTI ALLA SUA INSTALLAZIONE “LA FERITA” SULLA FACCIATA DI PALAZZO STROZZI. “QUESTA OPERA RISVEGLIA TANTE COSE IN TUTTI NOI E QUELLO CHE MI INTERESSA È CHE OGNUNO LA INTERPRETERÀ IN BASE ALLA SUA STORIA, OGNUNO AVRÀ UNA LETTURA DIFFERENTE — HA DETTO JR —. PENSO CHE ANCHE QUANDO NON CI SARÀ PIÙ LE PERSONE CHE L’HANNO VISTA ANDRANNO A VEDERE COSA C’È DIETRO A QUEL MURO”(AFP)
  • «SEPARARE I BAMBINI DALLE LORO MADRI NON È LA SOLUZIONE ED È IMMORALE», SI LEGGE SUL PROFILO INSTAGRAM DI JR, CHE COMMENTA COSÌ LA SUA STRUGGENTE OPERA DEL BAMBINO CHE GUARDA DALLA FRONTIERA MESSICANA AGLI STATI UNITI
  • REALIZZATA CON UN COLLAGE FOTOGRAFICO IN BIANCO E NERO TIPICO DELLO STILE DI JR, L’OPERA È COSTRUITA COME UN GIOCO ILLUSIONISTICO IN CUI SEMBRA DI POTER GUARDARE ALL’INTERNO, VEDENDO DIVERSI AMBIENTI DI PALAZZO STROZZI: IL COLONNATO DEL CORTILE, UN’IMMAGINARIA SALA ESPOSITIVA CON I QUADRI DELLA PRIMAVERA E DELLA NASCITA DI VENERE DEL BOTTICELLI, E UNA BIBLIOTECA (IMAGOECONOMICA)
  • ALTRA OPERA DI JR, CHE A BERLINO HA RIDISEGNATO LA PORTA DI BRANDEBURGO: UN ENORME COLLAGE DI FOTO IN BIANCO E NERO DI BERLINESI SEDUTI SOPRA IL MURO NEL GIORNO DELLA SUA CADUTA NEL 1990, TRA CUI UN UOMO COM LE BRACCIA ALZATE E UN TRE GUARDIE CHE GUARDANO ALLA SCENA CON IN BASSO, AL CENTRO, LA PAROLA FREEDOM
  • IL MURALES DI JEAN RENÉ, IN ARTE JR, NELLO STADIO DEL COMPLESSO SPORTIVO DI PACAEMBU A SAN PAOLO, IN BRASILE. IL FOTOGRAFO E STREET ARTIST FRANCESE HA RESO COSÌ OMAGGIO ALLA CITTÀ DI SAN PAOLO E A UNA DELLE SUE ICONE: COSTRUITO IN STILE ART DÉCO NEL 1930 E INAUGURATO DIECI ANNI DOPO, LO STADIO PACAEMBU HA POI OSPITATO LA COPPA DEL MONDO FIFA NEL 1950
  • L’INSTALLAZIONE DI JR SI INSERISCE ALL’INTERNO DI PALAZZO STROZZI FUTURE ART, NUOVO PROGRAMMA, NATO DALLA COLLABORAZIONE CON ANDY BIANCHEDI IN MEMORIA DI HILLARY MERKUS RECORDATI, CON L’OBIETTIVO DI CREARE UNA PIATTAFORMA PER L’ARTE DEL PRESENTE (AFP)
  • “OMELIA CONTADINA”: LA PREGHIERA DI JR PER IL MONDO RURALE. L’ESPOSIZIONE ALLA GALLERIA CONTINUA DI SAN GIMINIANO È LEGATA A UN CORTOMETRAGGIO REALIZZATO CON LA REGISTA ITALIANA ALICE ROHRWACHER E PRESENTATO IN ANTEPRIMA NELL’AMBITO DELLE PROIEZIONI SPECIALI DELLA 77ESIMA MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA
  • PER IL NUOVO CINEMA-HOTEL MK2 HOTEL PARADISO, NEL 12 ° ARRONDISSEMENT DI PARIGI, JR HA RAPPRESENTATO L’ATTORE BURLESCO HARDOL LLOYD APPESO AL SUO FAMOSO OROLOGIO SOPRA LA CITTÀ. QUESTA SCENA DEL FILM SAFETY LAST! (PREFERISCO L’ASCENSORE!) DEL 1923 È UNA DELLE PIÙ NOTE DEL CINEMA MUTO
  • UNA DELLE IMMAGINI PIÙ ICONICHE DELLA SETTIMA ARTE: CHARLIE CHAPLIN E JACKIE COOGAN, GLI ATTORI PRINCIPALI DEL FILM “IL MONELLO”, PRIMO LUNGOMETRAGGIO DI CHAPLIN E UNO DEI SUOI PIÙ GRANDI TRIONFI, USCITO NELLE SALE NEL 1921. L’OPERA, DI JR, È STATA REALIZZATA PER IL NUOVO CINEMA-HOTEL MK2 HOTEL PARADISO, A PARIGI
  • ALTRA OPERA DI JR, L’ARTISTA FRANCESE DIVENTATO FAMOSO NEL MONDO PER LE SUE INSTALLAZIONI-COLLAGE FOTOGRAFICI DALL’EFFETTO DIROMPENTE

L’ARTISTA FRANCESE JR CON IL DIRETTORE GENERALE DELLA FONDAZIONE STROZZI, ARTURO GALANSINO, DURANTE LA PRESENTAZIONE, IERI, DELL’INSTALLAZIONE VISIVA “LA FERITA” (THE WOUND) SULLA FACCIATA DEL RINASCIMENTALE PALAZZO STROZZI A FIRENZE (AFP)

JR è figlio della banlieue parigina di Clichy-Montfermeil (un luogo che peraltro ci rimanda ai Miserabili di Victor Hugo), e lì fece i suoi primi collages nel 2004 assistendo poi alle rivolte del 2005. Oggi che è al centro dello star system osannato da Madonna come da De Niro, riesce a mantenere quell’ingenuità, uno dei tratti della sua personalità? «Penso che l’ingenuità e lo sguardo infantile siano la cosa più bella da proteggere. Ciò si può fare in molti modi. Ho la fortuna di vivere in semi-anonimia, non mi si riconosce mai per strada. Perché non porto mai il mio cappello e i miei occhiali (che indosso appositamente solo in occasioni pubbliche) quindi sfuggo alla notorietà. Vivo il mio quotidiano, e ciò mi permette di vedere il mondo attorno a me come lo vede la gente comune e non attraverso il prisma della fama». Quindi cappello e occhiali da sole sono il mezzo per rendersi irriconoscibile quando lo fotografano o lo filmano in pubblico. «In parte il mio è un lavoro illegale, in posti non autorizzati, quindi quando tolgo cappello e occhiali per operare, non mi si riconosce mai. Così mi è concessa la libertà di fare ciò che voglio, dove voglio».Milano, ottobre 2012, il progetto dello street artist JR «‘InsideOut’ L’Italia sono anch’io» all’Arena civica, per il diritto di cittadinanza degli Italiani di origine straniera

I suoi lavori toccano spesso temi piuttosto impegnati, c’è da chiedersi se le sue opere incollate ai muri siano state imbrattate, strappate o piuttosto rispettate. «Qualsiasi cosa accada fa parte del progetto. Trattandosi di opere su carta le persone possono strapparne un pezzo e portarselo via, come nel caso dell’intervento al Louvre, taluni lo mettono poi in vendita su eBay, altri lo buttano in pattumiera. Dipende dalla prospettiva e dalla percezione del singolo. Fin dall’inizio ho esposto in strada, è stato molto formativo. Non amo la parola street art, per me è solo arte. Interessante è il confronto con la gente, come se la strada fosse il mio atelier» (continua a leggere dopo i link e il video dell’installazione realizzata da JR in Australia, per la salvaguardia del fiume Darlin/Baaka, nell’ambito della seconda edizione della Triennale della National Gallery of Victoria a Melbourne).Come scegliere il posto giusto per intervenire? «Conta molto il contesto, che ruolo l’arte può giocarvi. Più che la bellezza di un edificio mi chiedo sempre che cosa questo significhi. Provo molto più piacere ad osservare la reazione della gente alla mia opera che neanche a realizzarla. Per me è come fossero delle lezioni di vita, sulle persone, su un Paese». (nella foto, un’installazione di JR nella stazione Luxemburg della metropolitana di Parigi)«È stata proprio la pubblicità a spingermi a riprendere possesso dei muri della mia città… Il graffitista dice “sono qui, esisto”. Io ho iniziato ad incollare quelle immagini così grandi per affermare questo» In ogni caso, con le sue gigantografie, ha rubato la scena alla réclame urbana. «È stata proprio la pubblicità a spingermi a riprendere possesso dei muri della mia città. Appropriandomi di tutti quei luoghi che questa non poteva avere. Il graffitista dice “sono qui, esisto”. Io ho iniziato ad incollare quelle immagini così grandi per affermare questo. E quindi la pubblicità mi è stata d’ispirazione perché è là, e cerca di occupare sempre più spazio. E con essa è un continuo dialogo».

Ma JR non ha mai ceduto alle lusinghe dei grandi marchi che lo vorrebbero come testimonial. «Non ho mai accettato denaro dalla pubblicità. Rifiuto di essere preda dei grandi marchi. Le mie opere sono finanziate attraverso la vendita dei lavori. Questo fa sì che io abbia una libertà totale senza che qualche griffe metta il suo logo sulla mia arte. Al contrario le attacco se lo fanno. Recentemente Amazon ha copiato per una sua pubblicità un mio progetto sulla danza che avevo fatto nella banlieue, e nulla m’impedisce di attaccarla per plagio».

E l’artista è anche cauto verso i social. «Vedo bene la pericolosità del medium e li utilizzo in modo molto preciso. Per condividere i miei lavori, le mie idee, il mio processo creativo. Quando faccio i collage li uso per riunire fisicamente le persone, per un contatto diretto. Per me i dibattiti che riguardano la comunità possono farsi solo in presenza. Quando ho realizzato quell’opera in situ del bambino che guardava oltre il muro alla frontiera messicana con gli Usa ho scelto quel luogo sapendo che la gente poteva raggiungerlo in auto o a piedi. Poi ho messo la foto sui social per dire “venite voi stessi a vedere”». (nella foto, JR con Agnes Varda, davanti ad un collage da lui realizzato)«I social? Li utilizzo per condividere lavori e idee. Ma quando faccio i collage li uso per riunire fisicamente le persone, per un contatto diretto. Per me i dibattiti che riguardano la comunità possono farsi solo in presenza» « Le persone sono arrivate, hanno cominciato a discutere tra loro, a guardare gli altri al di là del muro». In quell’occasione stese anche una tela con due occhi (facente funzione di tavolata) che fece passare sotto al muro dalla parte statunitense. Com’è riuscito a convincere il soldato americano? «In realtà i limiti non sono mai quelli che immaginiamo. Quando sono in un posto per montare il mio progetto è in quel momento che mi rendo conto come questi agirà, ed è nella prova che io do il meglio».

JR sono veramente le sue iniziali, ma lui resta semi-anonimo, anche se un passaporto ce l’ha e lo deve mostrare tutte le volte che viene arrestato per le sue azioni. Quante volte è successo? «Ah, ormai non le conto più. Pensi solo al numero di collages che ho fatto nel mondo…. se potessi operare in maniera legale (come nel caso di Palazzo Strozzi) sarebbe un piacere, ma quando l’ho fatto in Turchia, in Brasile, l’illegalità era l’unica possibilità».JR «vola» davanti alla Tour Eiffel

«Non puoi chiedere un’autorizzazione ad incollare delle foto in Palestina o in Israele perché questo vorrebbe subito dire che tu sostieni un regime o l’altro».

In che cosa si sente un privilegiato? «Nell’essere artista. Il lusso è quello di riflettere e di concedermi il tempo per vedere il mondo in maniera diversa».

«Mai avrei detto di diventare un giorno artista, ma quando viaggi e vedi quante persone hanno poche chances, o non possono correre sui tetti perché sarebbero sotto il tiro della polizia, questo cambia la tua prospettiva».L’installazione di JR a Firenze: la «Ferita» sulla facciata di Palazzo Strozzi (Imagoeconomica)

Jr è diventato famoso per le sue immagini, eppure sostiene di non considerarsi un bravo fotografo. «Ho imparato così, senza frequentare nessuna scuola d’arte. Non sapevo chi fossero Warhol, Cartier-Bresson, l’ho appreso dopo. La macchina fotografica (in pellicola) me la prestò il nonno della mia ragazza di allora. Poi è arrivato il tempo della democratizzazione nella fotografia, accessibile a tutti. Ho proprio vissuto quel momento di transizione, fossi nato dieci anni prima non credo sarei diventato fotografo».

Una volta lo si etichettava affibbiandogli il titolo di photograffeur. «Un vecchio termine. Oggi mi considero un artista, faccio anche scultura, opere in cartapesta, in porcellana, ma anche delle installazioni sugli edifici… mi sono divertito ad uscire dal riquadro del muro….»

CARTA D’IDENTITÀ

LA VITA — JR (1983), artista francese nato da genitori immigrati dalla Tunisia. Considera la strada il suo atelier, i suoi primi lavori di venti anni fa erano ritratti-poster incollati sui muri. Agendo nella semi illegalità, quando si fa riprendere porta sempre cappello e occhiali da sole per non farsi riconoscere. Ma al lavoro è a volto scoperto

IL NUOVO PROGETTO — Promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi e Andy Bianchedi in memoria di Hillary Merkus Recordati. Sostenuto da Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione CR Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi, Intesa Sanpaolo. In collaborazione con la Galleria Continua

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